SCICLI, PRESIDIO PER LA PACE IN IRAN, PALESTINA E IN TUTTO IL MEDIO ORIENTE. FUORI L’ITALIA DALLA GUERRA!!!
Il Medio Oriente sta vivendo uno dei momenti più drammatici e pericolosi degli ultimi anni. L’escalation militare che si sta sviluppando giorno dopo giorno non è soltanto una minaccia per la regione, ma un rischio concreto per la pace mondiale. L’attacco lanciato da Stati Uniti e Israele contro l’Iran rappresenta un salto di qualità nella violenza, una gravissima violazione del diritto internazionale che potrebbe trasformare un’area già martoriata da decenni di conflitti in un gigantesco teatro di guerra fuori controllo.
A questa deriva vogliamo opporre la nostra voce. A Scicli ci ritroviamo in piazza per affermare un rifiuto netto e consapevole della guerra e di tutte le forze che la alimentano. Vogliamo dire che non accettiamo l’idea che le popolazioni di Iran, Palestina, Siria, Iraq e di tutto il Medio Oriente debbano essere sacrifici necessari di una strategia globale basata su dominio, interessi economici e controllo delle risorse.
La stessa logica che ha ridotto Gaza a un cumulo di macerie continua oggi a guidare scelte politiche e militari che ignorano le vite umane. Intere città distrutte, ospedali bombardati, famiglie cancellate in pochi secondi, bambini e bambine uccisi senza alcuna giustificazione possibile. Tutto questo avviene mentre nel mondo occidentale si parla di missioni per la democrazia, come se la devastazione potesse mai portare libertà, come se il dolore potesse essere usato come arma geopolitica.
Non si tratta di casi isolati, né di risposte emergenziali. Da molti anni assistiamo a un disegno che attraversa le guerre in Iraq e Siria, le sanzioni che colpiscono Venezuela e altri paesi che rivendicano la propria sovranità, le continue ingerenze che hanno un unico risultato: impoverire le popolazioni e rafforzare chi controlla il mercato delle armi e delle risorse energetiche. È un modello che si ripete, che si traveste ogni volta di nuove giustificazioni, ma che ha sempre lo stesso volto e gli stessi effetti.
In questo quadro l’Europa non sceglie la pace. Sceglie il riarmo. Incrementa miliardi di euro destinati alle spese militari, mentre i sistemi di welfare che hanno sostenuto intere generazioni vengono progressivamente smantellati. Continua a vendere armi, continua a sostenere politicamente chi conduce guerre che violano apertamente il diritto internazionale. Così l’Europa, che avrebbe potuto essere protagonista di una reale diplomazia, si ritrova a essere complice di una spirale militare che non porta sicurezza ma instabilità.
E poi c’è l’Italia. Un Paese che secondo la sua stessa Costituzione ripudia la guerra, ma che rischia di trasformarsi, ancora una volta, in una piattaforma operativa per operazioni armate decise altrove. Le basi militari sul nostro territorio, come Sigonella, possono essere usate per missioni che nessun cittadino ha scelto, e questo significa tradire uno dei principi fondamentali della nostra democrazia. L’ingresso dell’Italia in una guerra non dichiarata non è solo un problema geopolitico, è un problema di sovranità, di responsabilità, di dignità nazionale.
E mentre i governi parlano di strategie, le persone pagano il prezzo della guerra. Lo pagano con le loro case distrutte, con la fuga, con la fame, con la perdita dei loro cari. Lo pagano anche qui, in Italia, dove ogni aumento dei prezzi dell’energia, ogni rincaro delle materie prime, ricade sulle famiglie e sui lavoratori. È sempre così: i profitti finiscono in alto, mentre i costi scendono in basso.
Per tutto questo oggi siamo qui. Perché crediamo che la pace sia possibile solo se i popoli si oppongono alla logica della guerra, se rifiutano di essere trascinati in conflitti che non appartengono loro, se difendono il diritto alla vita, alla libertà e alla sovranità. Chiediamo il cessate il fuoco, la fine delle aggressioni, la fine del massacro a Gaza, il ritorno alla diplomazia. Difendiamo i principi della nostra Costituzione e il diritto dei popoli a non essere schiacciati da potenze che decidono il loro destino senza ascoltarli.
La pace non nasce dalle minacce né dalle armi. Nasce dal dialogo, dal rispetto, dall’incontro tra i popoli, dall’idea che ogni vita abbia lo stesso valore, indipendentemente dal luogo in cui nasce. Oggi Scicli lo afferma con forza, con dignità e con coraggio: scegliamo la pace, rifiutiamo la guerra e difendiamo la nostra umanità.
LA PAROLA ALLE LOTTE
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