MANIFESTAZIONE A MILANO DI NON UNA DI MENO.
Per essere veramente contro la violenza bisogna sapere che cosa è, avere gli strumenti per combatterla, prevenirla e coglierla in tutte le fasi e le forme del suo manifestarsi e del suo esplodere.
Così ha fatto. Non una di meno a Milano.
Mentre la stampa mainstream e anche le forze politiche e sindacali si sono rinchiuse nella semplice e giustissima deprecazione, condanna, presa di distanza dalle vetrine spaccate, dalle borse da 2000 euro o dalle scarpe rubate, il movimento femminista ha saputo connettersi a quelle piazze di giovani caotiche e incandescenti a partire dalla descrizione delle violenze che le donne subiscono ogni giorno.
Sono parole in ascolto di altre vite, delle mille forme di oppressione che patriarcato, razzismo, capitalismo producono. Sono parole che connettono e non dividono, che danno forza e vincono la paura. Si chiama intersezionalità. Non a caso oltre i cartelli e lo striscione sventolava la bandiera palestinese.
Nessuno può condannare la violenza se non riconosce il genocidio che quotidianamente avviene nella striscia di Gaza per opera del Governo israeliano con l’appoggio degli Usa e le complicità dell’Occidente.
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