LA MORSA DI NISCEMI

LA MORSA DI NISCEMI Una comunità isolata. La ferrovia che collega Caltagirone a Gela è interrotta da diversi anni, per il crollo di un ponte, ed è sospeso a tempo indefinito, dopo la frana, il servizio dei bus per e da Catania. La produzione dei carciofi, motore dell’economia agricola locale, rischia il default per le enormi difficoltà di spostamento verso le aree di produzione allocate nella piana di Gela. Niscemi, più che mai, è uno sputo tra Caltagirone, Vittoria e Gela, per popolazione, economia, storia e rappresentanza politica. Niscemi è anche centro militare mondiale con la sua base satellitare di controllo e supporto alle operazioni USA e NATO su tutta l’area Mediorientale, l’Africa, l’est europeo. Quest’ultima è stata realizzata con il consenso della Regione, quando Presidente era il piddino Rosario Crocetta, a capo di un governo egemonizzato dal Presidente di Confindustria Sicilia. Ultimamente l’area del Muos è stata messa in sicurezza in pochi mesi. Il paese invece no, nonostante i tanti allarmi nel corso degli ultimi trent’anni. Su questo versante le responsabilità politiche e governative, soprattutto del centrodestra, e più in generale dell’intero sistema politico, sono gravissime. Il comitato no Muos ha organizzato per domenica 8 un corteo di denuncia e solidarietà: un centinaio di attivisti venuti da fuori, la cittadinanza assente, disincantata. Slogan e cartelli contro il Muos, la sensazione di una separatezza e una distanza da colmare. La necessità di una proposta materiale di soluzione non assistenziale, che sconfigga il sistema e le pratiche delle mance clientelari. Cominciando con l’utilizzo del patrimonio abitativo sfitto e diffuso da assegnare agli sfollati, con la creazione di spazi di aggregazione sociale per bloccare la fuga dei giovani e la disgregazione della comunità. E con la destinazione delle risorse del Ponte sullo Stretto per ripristinare tutti i collegamenti viari/ ferroviari, e un piano organico di messa in sicurezza del territorio. Con la consapevolezza che la lotta contro il Muos e le guerre esige un protagonismo e una mobilitazione delle popolazioni nell’intreccio con le condizioni materiali di vita, piuttosto che una sovrapposizione esterna.

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